I consiglieri regionali Rossi Romanelli e Galletti (M5S) sottoscrivono il manifesto Un'Europa dei territori, non un'Europa dei tagli: «Invitiamo gli amministratori a sottoscriverlo, fondi per la Toscana a rischio»
Martedì 20 ottobre 2026 · 12:54
Firenze, 20 ottobre 2026 – «Aderiamo con convinzione all'appello Un'Europa dei territori, non un'Europa dei tagli e invitiamo tutte le amministratrici e gli amministratori del M5S a sottoscriverlo. Il prossimo bilancio europeo riguarda il futuro delle nostre comunità e richiede una posizione politica chiara, anzitutto dalle istituzioni più vicine ai cittadini»: così il capogruppo del M5S in Consiglio Regionale Luca Rossi Romanelli e la consigliera regionale del M5S Irene Galletti, intervenendo sulla raccolta firme contro i tagli alla coesione e il ridimensionamento delle autonomie territoriali nella gestione delle risorse europee.
«Il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 rischia di alterare profondamente gli equilibri della politica europea di coesione. Affidare agli Stati un controllo crescente sulle risorse, riducendo il ruolo delle Regioni, desta fortissima preoccupazione. In Toscana conosciamo il valore dei fondi europei, che sostengono servizi fondamentali di welfare e di sviluppo dei territori.
Ancora più grave è la questione delle priorità europee. Mentre si prospettano sacrifici per la coesione e si riduce l'autonomia dei territori, il nuovo Fondo europeo per la competitività riserva circa 131 miliardi a difesa, sicurezza e spazio. È una scelta che rivela la direzione intrapresa dall'Europa: investimenti militari in forte crescita mentre milioni di cittadini affrontano difficoltà economiche e sociali. Trovo inaccettabile che, tra carovita e disuguaglianze crescenti, si chieda ai territori di rinunciare a risorse e autonomia per sostenere una strategia sempre più orientata al riarmo» dichiara Galletti.
«Preoccupa anche il ricorso crescente a finanziamenti competitivi, che avvantaggeranno le realtà economicamente più forti e dotate di maggiori capacità progettuali. Se l'accesso ai fondi dipenderà dalla competizione sui bandi anziché dalla necessità di ridurre i divari, l'Europa finirà per aggravare le disuguaglianze che dovrebbe correggere. La riserva di flessibilità del 25%, inoltre, rischia di compromettere la certezza degli investimenti e la programmazione regionale di lungo periodo. L'appello va dunque oltre la difesa delle prerogative istituzionali. Chiediamo che la coesione sociale e territoriale torni a essere una responsabilità politica fondamentale dell'Europa, anziché subordinare le comunità alle scelte dei governi nazionali e alle logiche competitive. Per questo auspico un'adesione ampia da parte delle amministratrici e degli amministratori M5S. Comuni e Regioni devono far sentire la propria voce in un negoziato da cui dipenderanno per anni servizi pubblici e prospettive di sviluppo» conclude Galletti.
IL TESTO DELLA LETTERA
Un'Europa dei territori, non un'Europa dei tagli
Il dibattito sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP/MFF) non è una semplice discussione tecnica di cifre o capitoli di spesa, ma una vera e propria scelta politica sul futuro dell'Unione Europea.
Il bilancio europeo è il luogo in cui l'Europa decide che cosa vuole essere. Oggi quella scelta rischia di essere sbagliata. Ad una proposta inadeguata della Commissione Europea si aggiunge la miopia degli Stati Membri preoccupati solo dal limitare il potere finanziario, e quindi politico, dell’Unione. La proposta della Presidenza Irlandese di tagliare di 141 miliardi di euro (8%) il prossimo MFF per compiacere gli stati frugali è preoccupante.
Dietro la parola "semplificazione" si nasconde un'idea di Unione più piccola, più centralizzata e più lontana dai cittadini: meno risorse per chi ne ha più bisogno, meno voce per chi governa i territori, meno Europa là dove ci sarebbe invece bisogno di più risorse per migliorare la qualità della vita di cittadini e cittadine.
Noi, presidenti di Regione e rappresentanti del campo progressista italiano ed europeo, diciamo con chiarezza che non accetteremo un bilancio che taglia la coesione, indebolisce l'agricoltura e cancella il ruolo delle Regioni e delle città.
Non possiamo accettare un'Unione che si allontana dalla sua promessa fondatrice: garantire che la geografia non determini mai il destino di cittadini e comunità.
Tra le richieste che troviamo necessarie per poter accettare un budget europeo, vogliamo sottolineare la necessità di:
- Un budget europeo più attento alle reali esigenze dei cittadini e non meno ambizioso di quanto richiesto dal Parlamento Europeo, vera camera democratica della nostra Unione;
- Una politica di coesione autonoma con dotazione propria, stabile e protetta che consenta a tutte le regioni di programmare investimenti pluriennali, e che includa un Fondo Sociale Europeo non inferiore al livello attuale, tenuto conto dell'inflazione;
- Un fondo per la competitività che non diventi un acceleratore di divari. Nel rispetto dei criteri di eccellenza, serve un equilibrio geografico che garantisca che i fondi europei per ricerca, innovazione e competitività non vadano a scapito della coesione e della convergenza;
- Una politica agricola europea autonoma che non subisca tagli e che supporti le filiere corte e sostenibili e la sicurezza alimentare;
- Una rinnovata ambizione nell’investimento per housing, salute e sanità (un programma EU4Health autonomo con almeno 10 miliardi ), per l’adattamento ai cambiamenti climatici (tra l’altro mantenendo attivo il programma LIFE) e per le politiche per l’infanzia (almeno 20 miliardi per la Garanzia europea per l'infanzia);
- Una riserva di solidarietà per le catastrofi naturali di almeno 4 miliardi l'anno, oltre i massimali del QFP, affiancata da risorse dedicate alla prevenzione, per resilienza idrica e rischio idrogeologico e alla protezione civile europea, gestite con le Regioni e aggiuntive rispetto alla coesione;
- Una clausola di sussidiarietà per respingere piani nazionali in caso ignorino o bypassino le competenze regionali costituzionalmente garantite;
- Una quota minima del 20% dei fondi destinata a strategie di sviluppo territoriale integrato, con un’attenzione particolare alle aree interne.
Senza queste garanzie, non scomparirebbe soltanto la politica regionale europea, verrebbe meno l'idea stessa di un'Europa che accompagna ogni territorio nel migliorare e nel convergere verso standard di vita più alti.
L'Europa che vogliamo è quella che non lascia indietro nessuno, nessun cittadino e nessuna comunità. Ci aspettiamo che il Consiglio Europeo, la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo non tradiscano questa promessa.
Ci opponiamo all’idea di un’Europa più vuota che rafforza gli stati nazione e di conseguenza ci opponiamo ad un budget ridotto e ad una governance figlia di un nazionalismo che non aiuta nè imprese nè cittadini.
Un'Europa più piccola non sarà più efficiente, sarà solo più debole, più distante dai cittadini e meno capace di proteggerli.
I firmatari
- Luca Menesini, Presidente del Gruppo PES al Comitato Europeo delle Regioni
- Nicola Zingaretti, Capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo (S&D)
- Pasquale Tridico, Capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo (The Left)
- Antonio Decaro, Presidente della Regione Puglia e membro supplente del Comitato Europeo delle Regioni (Gruppo PSE)
- Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria e membro del Comitato Europeo delle Regioni Gruppo PSE)
- Alessandra Todde, Presidente della Regione Sardegna e membro del Comitato Europeo delle Regioni (Gruppo Verdi e Progressisti)
- Michele de Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna
- Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana
- Roberto Fico, Presidente della Regione Campania
